I sassi vivi di Matera

Collaborazioni esterne,

Sassi di MateraDisoccupazione, ille­ga­li­tà, clien­te­li­smo… que­sto, pur­trop­po, è ciò che soven­te si asso­cia al Sud Italia. Per for­tu­na però esi­sto­no del­le asso­cia­zio­ni, come quel­la di Rena (Rete per l’Eccellenza Nazionale), che non si lascia­no inti­mi­di­re da que­sti luo­ghi comu­ni.

Il pro­get­to “Buon Governo e Cittadinanza Responsabile” è una fuci­na di idee e con­fron­to che si pone un obiet­ti­vo: la rea­liz­za­zio­ne di una piat­ta­for­ma 2.0 da lascia­re in dono alla cit­ta­di­nan­za di Matera, tea­tro di que­sta ini­zia­ti­va. Un luo­go di incon­tro vir­tua­le che age­vo­li il con­fron­to tra cit­ta­di­ni e pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne, non­ché l’esercizio del dirit­to di cit­ta­di­nan­za respon­sa­bi­le.

Rena pro­po­ne una rifles­sio­ne sul “ritor­no alle ori­gi­ni”, ai sas­si mate­ra­ni: un tem­po sim­bo­lo di ver­go­gna e riscat­to; oggi di cre­sci­ta, di cam­bia­men­to, di orgo­glio. Le men­ti del pro­get­to sono tren­ta gio­va­ni cit­ta­di­ni, atti­vi in set­to­ri diver­si – ci sono comu­ni­ca­to­ri, ammi­ni­stra­to­ri pub­bli­ci, ricer­ca­to­ri uni­ver­si­ta­ri, stu­den­ti, crea­ti­vi, inge­gne­ri urba­ni. Insomma, una bel­la misce­la per far sì che si alzi una voce di fidu­cia, che si par­li di ritor­no e non solo di fuga dal nostro Paese, soprat­tut­to, dal Sud.

Come? Ci sono tan­ti modi. I gio­va­ni, ovvia­men­te, sono i pro­ta­go­ni­sti. Un esem­pio è quel­lo di Bollenti Spiriti, il pro­gram­ma del­la Regione Puglia per le Politiche Giovanili, cen­tra­to sul­la visio­ne dei gio­va­ni come risor­sa e sul­la volon­tà di faci­li­tar loro la par­te­ci­pa­zio­ne alla vita del­la comu­ni­tà, ad esem­pio con il con­fe­ri­men­to di bor­se di stu­dio.

Bollenti spiritiOppure c’è lo spun­to di Gregorio Arena, Presidente di Labsus, il Laboratorio per la Sussidiarietà. Proprio la sus­si­dia­rie­tà oriz­zon­ta­le, un prin­ci­pio costi­tu­zio­na­le di recen­te acqui­si­zio­ne (art 118 com­ma 4), rico­no­sce ai cit­ta­di­ni la capa­ci­tà di atti­var­si auto­no­ma­men­te gra­zie al sup­por­to del­le strut­tu­re offer­te dal­la pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne. La pro­po­sta di Arena è quel­la di pro­muo­ve­re una poli­ti­ca che invi­ti i cit­ta­di­ni a “ricom­prar­si” l’Italia attra­ver­so il soste­gno rac­col­to median­te cro­w­d­fun­ding. L’idea è quel­la di far per­ce­pi­re alla cit­ta­di­nan­za l’emergenza lega­ta all’entità del debi­to pub­bli­co e d’incoraggiarla ad agi­re affin­ché il futu­ro di tut­ti non risul­ti già “ven­du­to” a qual­cun altro.

Il pro­ce­di­men­to è sem­pli­ce, pro­prio come nel caso del­le gran­di cata­stro­fi: l’invio di un sms, per con­sen­ti­re a chiun­que di dare il suo con­tri­bu­to. Punto fon­da­men­ta­le sareb­be poi l’intervento del­le fon­da­zio­ni e del­le comu­ni­tà, che ver­reb­be­ro coin­vol­te per agi­re da “mol­ti­pli­ca­to­ri” del capi­ta­le ver­sa­to dai cit­ta­di­ni. Un bene pub­bli­co come quel­lo in que­stio­ne, ben­ché intan­gi­bi­le e imma­te­ria­le, è da sal­va­guar­da­re attra­ver­so la col­la­bo­ra­zio­ne – isti­tu­zio­na­liz­za­ta tra­mi­te il prin­ci­pio di sus­si­dia­rie­tà – e pro­mos­sa con ini­zia­ti­ve come que­sta.

È ovvio che da qui alla rea­liz­za­zio­ne con­cre­ta dei pro­get­ti, ne pas­sa di stra­da. Sono pro­prio gli auto­ri di que­ste pro­po­ste a ren­der­se­ne con­to meglio degli altri. Vivono la ten­sio­ne tra l’idea e la sua attua­zio­ne con­cre­ta, attra­ver­so lun­ghe ses­sio­ni di brain­stor­ming, duran­te le qua­li si vaglia­no le diver­se pro­po­ste, si met­to­no in discus­sio­ne, si miglio­ra­no… fino ad arri­va­re alla ver­sio­ne con­clu­si­va. Un vero e pro­prio labo­ra­to­rio di demo­cra­zia par­te­ci­pa­ti­va.

A que­sto pun­to la sfi­da, anzi le sfi­de, sono aper­te. La pri­ma, che poi è il vero nodo del­la demo­cra­zia par­te­ci­pa­ti­va, è l’arrivare a pren­de­re una deci­sio­ne. La secon­da è l’individuazione di solu­zio­ni real­men­te inno­va­ti­ve. Il pro­dot­to fina­le dovrà tra­ghet­ta­re Matera ver­so la sele­zio­ne del­la cit­tà euro­pea per la Cultura 2019 e la com­pe­ti­zio­ne si pre­an­nun­cia ser­ra­ta.

Finora si è pun­ta­to mol­to sull’innovazione tec­no­lo­gi­ca, pen­san­do per esem­pio alla rea­liz­za­zio­ne di un’applicazione per gli smart­pho­nes o alla crea­zio­ne di un sito che viva del con­tri­bu­to dei pri­va­ti cit­ta­di­ni. La ter­za sfi­da è quel­la del­la soste­ni­bi­li­tà, sia eco­no­mi­ca (ed è tut­to som­ma­to il pro­ble­ma mino­re) sia soprat­tut­to “tem­po­ra­le”. Non basta rea­liz­za­re un pro­dot­to inno­va­ti­vo e com­pe­ti­ti­vo: deve esse­re un qual­co­sa di fun­zio­na­le oltre l’entusiasmo del momen­to. Questo signi­fi­ca pen­sa­re a quel­lo che c’è oggi, guar­dan­do oltre; al 2019 tan­to per comin­cia­re.

Elena Mazza e Gialuca Sgueo