Rischio fossilizzazione

Manuela Caputo,

FossiliSiamo d’accordo: è dif­fi­ci­le abban­do­na­re i vec­chi meto­di. Ci si abi­tua, ci si affe­zio­na… ma non è un bene fos­si­liz­zar­si. Accettiamo lo sfa­sa­men­to ini­zia­le dovu­to all’introduzione di nuo­ve rego­le, ma il risul­ta­to fina­le dovreb­be esse­re l’adeguamento. Per quan­to riguar­da il cam­po del­la medi­ci­na in Italia, ci sono sicu­ra­men­te del­le lacu­ne. Due sem­pli­ci esem­pi: gli immi­gra­ti irre­go­la­ri e le cer­ti­fi­ca­zio­ni onli­ne.

A pro­po­si­to del­la pri­ma que­stio­ne, c’è anco­ra scom­pi­glio tra gli isti­tu­ti ospe­da­lie­ri su come trat­ta­re la mate­ria. È risa­pu­to che gli irre­go­la­ri non pos­so­no pren­de­re appun­ta­men­to col medi­co, poten­do quin­di con­ta­re solo sul­le cure dispen­sa­te dal pron­to soc­cor­so. Eppure avreb­be­ro dirit­to anche alle cure secon­da­rie: per leg­ge gli ospe­da­li devo­no for­ni­re il tes­se­ri­no Stp (acro­ni­mo di stra­nie­ro tem­po­ra­nea­men­te pre­sen­te) a chiun­que lo richie­da, pre­via com­pi­la­zio­ne di un’autocertificazione del­lo sta­to d’indigenza.

In que­sto modo gli extra­co­mu­ni­ta­ri pos­so­no rice­ve­re il codi­ce con le impe­gna­ti­ve per la visi­ta. Nella real­tà inve­ce ven­go­no respin­ti da mol­ti ospe­da­li, che rifiu­ta­no di dare l’Stp oppu­re lo for­ni­sco­no sen­za impe­gna­ti­va, il che lo ren­de inu­ti­le. Il Naga, un’associazione di volon­ta­ri che offre assi­sten­za socio sani­ta­ria a tut­ti, ha svol­to un’indagine sul­la (non) appli­ca­zio­ne del­la nor­ma­ti­va per gli irre­go­la­ri a Milano e pun­ta il dito in par­ti­co­la­re con­tro l’Ospedale San Raffaele e con­tro il Centro trau­ma­to­lo­gi­co orto­pe­di­co. Per miglio­ra­re la situa­zio­ne baste­reb­be­ro uni­for­mi­tà di pras­si in tut­ti gli isti­tu­ti ospe­da­lie­ri e un medi­co di base per gli stra­nie­ri paga­to dal mini­ste­ro degli Interni e dal­la Regione, così da non pesa­re sul­le cas­se del­le cli­ni­che.

Per le cer­ti­fi­ca­zio­ni onli­ne inve­ce è la tec­no­lo­gia a det­tar leg­ge: dal 1 feb­bra­io è scat­ta­to l’obbligo per tut­ti i medi­ci d’inviare via com­pu­ter il cer­ti­fi­ca­to di malat­tia diret­ta­men­te all’Inps. I cami­ci bian­chi rischia­no pesan­ti san­zio­ni in caso d’inadempienza. Il decre­to è entra­to in vigo­re nel 2009 per ini­zia­ti­va del mini­stro Brunetta e ha get­ta­to la cate­go­ria in sub­bu­glio: i pro­ble­mi riguar­da­no il mal­fun­zio­na­men­to del­la piat­ta­for­ma Inps e dei call cen­ter; ma innan­zi­tut­to aleg­gia il rischio di dedi­ca­re meno atten­zio­ni agli indi­gen­ti per­ché impe­gna­ti in pra­ti­che buro­cra­ti­che. D’altra par­te il van­tag­gio del­la via tele­ma­ti­ca – disgui­di per­met­ten­do – è l’immediatezza: pri­ma dell’introduzione del­la nor­ma, il mala­to ave­va 48 ore di tem­po per con­se­gna­re il cer­ti­fi­ca­to e i “fur­bet­ti” ne avreb­be­ro potu­to appro­fit­ta­re.

Gli esem­pi sopra­ci­ta­ti riguar­da­no sostan­zial­men­te ritar­di e negli­gen­ze del­la buro­cra­zia; ma la fos­si­liz­za­zio­ne in gene­ra­le, soprat­tut­to nel­le mate­rie scien­ti­fi­che che richie­do­no con­ti­nuo aggior­na­men­to, dev’essere un cam­pa­nel­lo d’allarme.

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