La legge della giungla

Marco Fasola,

Scimmie

Pare che anche le scim­mie abbia­no uno spic­ca­to sen­so del­la giu­sti­zia, o meglio di “avver­sio­ne all’ingiustizia”.

Così sostie­ne una ricer­ca pub­bli­ca­ta sul­la rivi­sta bri­tan­ni­ca New Scientist. L’autore, il pri­ma­to­lo­go Frans de Waal, si è pro­cu­ra­to una cop­pia di scim­mie cap­puc­ci­ne e ha com­mes­so una pale­se ingiu­sti­zia. A entram­be ha dato un sas­so­li­no e a entram­be ha pro­po­sto uno scam­bio, pron­ta­men­te accet­ta­to, con una fet­ta di cetrio­lo. Poi ha ripro­po­sto il barat­to, offren­do alla pri­ma scim­mia dell’uva (frut­to di cui van­no mat­te), alla secon­da inve­ce un altro cetrio­lo. Per tut­ta rispo­sta la secon­da scim­mia gli ha sca­glia­to addos­so un sas­so e gli ha vol­ta­to le spal­le, ama­reg­gia­ta e offe­sa. Fortunatamente il sas­so era di pic­co­le dimen­sio­ni e l’autore ha potu­to fare un secon­do espe­ri­men­to.

Qui l’iniquità è sta­ta anco­ra più for­te. Una fem­mi­na di bono­bo – una varie­tà di scim­pan­zè – è sta­ta col­ma­ta di squi­si­tez­ze davan­ti agli occhi di nume­ro­si altri esem­pla­ri del­la stes­sa spe­cie, lascia­ti a boc­ca asciut­ta. La for­tu­na­ta ha ini­zia­to a tran­gu­gia­re i suoi doni e l’idea di con­di­vi­der­li con i com­pa­gni non l’ha sfio­ra­ta. Quando però si è accor­ta di ave­re gli occhi del bran­co pun­ta­ti addos­so, si è fer­ma­ta e ha fat­to inten­de­re allo scien­zia­to che il cibo dove­va esse­re più equa­men­te distri­bui­to. Insomma è sta­ta mol­to fur­ba: con­ti­nuan­do a man­gia­re gli altri ani­ma­li l’avrebbero aggre­di­ta e costret­ta a spar­ti­re il suo teso­ro.

Da qui a soste­ne­re che le idee di egua­glian­za e giu­sti­zia si basa­no sul­la con­ve­nien­za per­so­na­le il pas­so non è lun­go. L’autore si guar­da bene dal far­lo, ma ripor­ta il gran­de inte­res­se di filo­so­fi e stu­dio­si sui risul­ta­ti del­la sua ricer­ca. Per qua­le ragio­ne gli uomi­ni pro­cla­ma­no l’eguaglianza e la giu­sti­zia nel­le loro Costituzioni, come valo­ri fon­dan­ti del­la socie­tà? Alcuni sosten­go­no che si trat­ti appun­to di un cal­co­lo egoi­sta. Con l’equità (o alme­no evi­tan­do ecces­si­ve dise­gua­glian­ze) si man­tie­ne la pace, pro­pria e del­la socie­tà: un po’ come nel caso del bono­bo dell’esperimento. Il pen­sie­ro di Hobbes o l’utilitarismo di Bentham non si disco­sta­no mol­to da que­ste con­clu­sio­ni. Nel sen­so comu­ne la giu­sti­zia è l’opposto del­la leg­ge del­la giun­gla, dove il più for­te pre­va­ri­ca il più debo­le. Sembra inve­ce che anche nel con­te­sto natu­ra­le più sel­vag­gio del pia­ne­ta val­ga la rego­la enun­cia­ta dal giu­ri­sta roma­no Paolo: «vive­re one­sta­men­te, non nuo­ce­re agli altri, dare a cia­scu­no il suo». Non cer­to per amo­re del pros­si­mo, ma per oppor­tu­ni­tà.

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