Nucleare on demand

Enrico Labriola,

Nuclear bagPassata in sor­di­na duran­te le feste e igno­ra­ta dai media ita­lia­ni, la noti­zia è di quel­le dirom­pen­ti. Secondo alcu­ni siti israe­lia­ni e ame­ri­ca­ni, l’Arabia Saudita avreb­be rag­giun­to un accor­do con il Pakistan per otte­ne­re l’uso di due del­le cir­ca 80 testa­te nuclea­ri paki­sta­ne.

Nel 2003 era­no gira­te le pri­me voci su una coo­pe­ra­zio­ne mili­ta­re riser­va­ta che garan­ti­va acces­so alla tec­no­lo­gia nuclea­re paki­sta­na in cam­bio di petro­lio a bas­so costo. In segui­to da Riyadh (capi­ta­le dell’Arabia Saudita) era spun­ta­to fuo­ri un docu­men­to segre­to che rive­la­va tre opzio­ni pos­si­bi­li per i sau­di­ti: 1) acqui­si­re auto­no­ma­men­te un deter­ren­te nuclea­re, uscen­do dal trat­ta­to di non pro­li­fe­ra­zio­ne, 2) allear­si e gode­re dell’ombrello nuclea­re di una poten­za ato­mi­ca, 3) pro­va­re a rag­giun­ge­re un accor­do per un Medio Oriente pri­vo di armi ato­mi­che. Ora sem­bra che la secon­da opzio­ne sia sta­ta la stra­da scel­ta dal gover­no ultra­con­ser­va­to­re di Riyadh.

Le testa­te nuclea­ri paki­sta­ne sareb­be­ro pron­te per la con­se­gna nel­la base aerea di Kamra (a nord del Paese). Le due bom­be rag­giun­ge­reb­be­ro i mis­si­li Ghauri II (già con­se­gna­ti ai sau­di­ti) e potreb­be­ro esse­re mon­ta­te in modo da rag­giun­ge­re obiet­ti­vi a 2.300 km di distan­za. Le instal­la­zio­ni nuclea­ri sau­di­te sono visi­bi­li da satel­li­te: la cit­tà sot­ter­ra­nea di Al-Sulaiyil, a sud del­la capi­ta­le, è pron­ta a rice­ve­re le bom­be, a stoc­car­le e a mon­tar­le sui mis­si­li. Le fon­ti ame­ri­ca­ne con­fer­ma­no anche la pre­sen­za di due aerei da tra­spor­to sen­za inse­gne che atten­do­no ordi­ni dal re Abdullah e dal diret­to­re dell’intel­li­gen­ce sau­di­ta.

Un ulte­rio­re riscon­tro di que­sti fat­ti arri­va dai forum sul­la sicu­rez­za di fine anno, in cui i sau­di­ti lascia­va­no cade­re mes­sag­gi, come per garan­ti­re che non c’era biso­gno di un pro­gram­ma nuclea­re sau­di­ta (simi­le a quel­lo ira­nia­no), ma che Riyadh ave­va già acces­so alle bom­be e alle tec­no­lo­gie di un part­ner dispo­ni­bi­le a for­nir­le “su richie­sta”. Dai recen­ti docu­men­ti pub­bli­ca­ti da Wikileaks si appren­de che i sau­di­ti sareb­be­ro enor­me­men­te pre­oc­cu­pa­ti da un Iran nuclea­re, che potreb­be desta­bi­liz­za­re il regi­me dall’interno gra­zie ai suoi infil­tra­ti del­le regio­ni scii­te a nord e ruba­re la sce­na ai sau­di­ti come poten­za regio­na­le.

In fon­do il pro­ble­ma risie­de tut­to nell’idea che abbia­mo del futu­ro: in un mon­do con­flit­tua­le, in cui la dia­let­ti­ca è tra minac­cia e deter­ren­za, è per­fet­ta­men­te razio­na­le pen­sa­re di pro­teg­ger­si acqui­sen­do testa­te nuclea­ri. «Per non far­mi pol­ve­riz­za­re, voglio anch’io l’arma per pol­ve­riz­zar­ti», pen­sa­no mol­ti dit­ta­to­ri; in una demo­cra­zia, una deci­sio­ne simi­le dovreb­be alme­no pas­sa­re al vaglio di par­la­men­to e opi­nio­ne pub­bli­ca. Una real­tà in cui a poten­za nuclea­re si oppo­ne poten­za nuclea­re – seb­be­ne sim­me­tri­ca – è però enor­me­men­te peri­co­lo­sa. Per non par­la­re dei rischi con­nes­si al ter­ro­ri­smo e degli enor­mi spre­chi di risor­se desti­na­te da Paesi pove­ri a inu­ti­li pro­gram­mi nuclea­ri…

A pre­scin­de­re da cosa si può pen­sa­re dell’attuale sce­na­rio glo­ba­le (con sole 9 poten­ze in pos­ses­so di armi ato­mi­che), un atteg­gia­men­to fer­mo e duro con­tro chi non rispet­ta i trat­ta­ti è indi­spen­sa­bi­le per non indur­re altri Stati nel­la ten­ta­zio­ne di crear­si un pro­prio arse­na­le. Se non ver­rà det­ta una paro­la chia­ra sul­la pro­li­fe­ra­zio­ne in Medio Oriente, il rischio è di ali­men­ta­re le aspi­ra­zio­ni nuclea­ri di Siria, Turchia, Azerbaijan ed Egitto, ren­den­do la situa­zio­ne dav­ve­ro esplo­si­va.

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