Vinca il migliore

Gianluca Sgueo,

Salto ostacoliSono deci­ne le clas­si­fi­che del­le uni­ver­si­tà pub­bli­ca­te ogni anno. La più nota è la Academic ran­king of world uni­ver­si­ties redat­ta dall’Università Jiao Tong di Shanghai. Seguono il Global uni­ver­si­ty ran­king, la spa­gno­la Webometrics rank of world uni­ver­si­ties, il G-Factor (che tie­ne con­to del­la popo­la­ri­tà di cia­scu­na uni­ver­si­tà basan­do­si esclu­si­va­men­te sui siti inter­net del­le stes­se), il QS uni­ver­si­ty ran­king, l’High impact uni­ver­si­ties ran­king e un nume­ro inde­fi­ni­to di clas­si­fi­che redat­te e dif­fu­se da rivi­ste accre­di­ta­te, come quel­la sugli Mba che pub­bli­ca The Economist.

Naturalmente – e fat­ta ecce­zio­ne per i pri­mis­si­mi posti, con­te­si tra gli ate­nei anglo-ame­ri­ca­ni – i piaz­za­men­ti varia­no a secon­da dei cri­te­ri uti­liz­za­ti e del­le moda­li­tà di attri­bu­zio­ne dei pun­teg­gi. Il dato più inte­res­san­te però non è dato dal­le posi­zio­ni gua­da­gna­te, ma dal­le gra­dua­to­rie in sé. A chi ser­vo­no le clas­si­fi­che e per­ché sono così dif­fu­se?

Alla pri­ma doman­da rispon­de­re­mo più tar­di. Alla secon­da inve­ce, che ci piac­cia o no, la rispo­sta è scon­ta­ta: i ran­king riflet­to­no il mer­ca­to aper­to e con­cor­ren­zia­le dell’educazione uni­ver­si­ta­ria. Oggi le uni­ver­si­tà sono costret­te a inve­sti­re sul pro­prio buon nome. Lo sco­po è non tan­to quel­lo di ven­de­re la qua­li­tà del­la didat­ti­ca, quan­to piut­to­sto quel­lo di garan­ti­re ai futu­ri stu­den­ti un buon inve­sti­men­to. Soprattutto se si devo­no legit­ti­ma­re i costi proi­bi­ti­vi dei cor­si di lau­rea.

Uomo pillolaIl recen­te rap­por­to pre­sen­ta­to il 18 otto­bre da Vision, think-tank tut­ta ita­lia­na, pro­po­ne una rivi­si­ta­zio­ne dei cri­te­ri tra­di­zio­na­li di clas­si­fi­ca­zio­ne e li appli­ca al siste­ma Italia, pro­van­do a defi­ni­re una clas­si­fi­ca ragio­na­ta dell’educazione uni­ver­si­ta­ria del nostro Paese. Il rap­por­to “Universities within the inno­va­tion glo­bal mar­ket ran­king and inter­na­tio­na­li­za­tion as trig­gers of chan­ge” muo­ve dun­que da una cri­ti­ca costrut­ti­va dei vet­to­ri che uti­liz­za­no le clas­si­fi­che tra­di­zio­na­li. Non si nega dun­que l’utilità del­le clas­si­fi­che come stru­men­to di valu­ta­zio­ne. Se ne cri­ti­ca piut­to­sto la par­zia­li­tà dovu­ta soprat­tut­to alla scar­sa tra­spa­ren­za, ovve­ro alla ridot­ta acces­si­bi­li­tà del­le infor­ma­zio­ni in base alle qua­li sono sta­te redat­te. Ciò pre­mes­so, la pro­po­sta di Vision ritie­ne oppor­tu­no lavo­ra­re su quat­tro fat­to­ri di valu­ta­zio­ne. Anzitutto la mobi­li­tà, ossia il nume­ro di stu­den­ti stra­nie­ri e il nume­ro di stu­den­ti pro­ve­nien­ti da una regio­ne diver­sa da quel­la in cui ha sede ate­neo. Poi l’eccellenza, misu­ra­bi­le dal rap­por­to per­cen­tua­le tra stu­den­ti diplo­ma­ti a pie­ni voti e il tota­le di quel­li iscrit­ti all’ateneo, non­ché dai fon­di desti­na­ti alla ricer­ca. Ancora le clas­si­che custo­mer sati­sfac­tion e pla­ce­ment rate. Infine la cono­sci­bi­li­tà, ovve­ro il nume­ro di cita­zio­ni del cor­po docen­te su Google scho­lar e il nume­ro di cita­zio­ni dell’ateneo sui prin­ci­pa­li quo­ti­dia­ni nazio­na­li.

I risul­ta­ti pro­dot­ti, sud­di­vi­si in tre diver­se clas­si­fi­che (abso­lu­te cioè asso­lu­ti, dyna­mic che tie­ne con­to dei miglio­ra­men­ti rispet­to ai due anni acca­de­mi­ci pre­ce­den­ti, nor­ma­li­zed atten­ta al nume­ro di stu­den­ti e al cor­po docen­te) sono inte­res­san­ti. Le eccel­len­ze ita­lia­ne sono quel­le note. La Luigi Bocconi di Milano, la Guido Carli Luiss di Roma, i due poli­tec­ni­ci (di Milano e Torino) e l’università di Bologna. In mez­zo però alcu­ne novi­tà meno scon­ta­te. Ad esem­pio l’Università per stra­nie­ri di Perugia, quel­la di Reggio Calabria o la Libera Università degli Studi per l’Innovazione e le Organizzazioni di Roma.

A con­ti fat­ti, per ripren­de­re la doman­da ini­zia­le, a chi ser­vo­no le clas­si­fi­che? Potremmo dire che sono uti­li alme­no in tre casi diver­si. Alle uni­ver­si­tà, per le ragio­ni spie­ga­te pri­ma. Agli stu­den­ti, per poter­si orien­ta­re nel­la sel­va del­le offer­te. Ma soprat­tut­to sono uti­li al nostro Paese, per acqui­si­re com­pe­ti­ti­vi­tà e argi­na­re la fuga all’estero.

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