Parole al vento

Gianluca Sgueo,

Martello giudiceDigito “gio­va­ni” su Google: otten­go cir­ca 13 milio­ni di risul­ta­ti. “Politiche per i gio­va­ni” ne pro­du­ce oltre 1 milio­ne. Così anche “incen­ti­vi ai gio­va­ni” (oltre 300mila risul­ta­ti), “poli­ti­che gio­va­ni­li” (qua­si 500mila) e “soste­gno ai gio­va­ni” (mez­zo milio­ne di risul­ta­ti). Non c’è da stu­pir­si. Il voca­bo­lo “gio­va­ne” è insie­me agget­ti­vo e sostan­ti­vo, entram­bi di uso comu­ne. Logico dun­que che in poli­ti­ca si insi­sta sui gio­va­ni e sul­le ini­zia­ti­ve a loro dedi­ca­te.

Ma in cosa con­si­sto­no esat­ta­men­te le poli­ti­che gio­va­ni­li? Quali sono le misu­re con­cre­te che il gover­no ita­lia­no ha vara­to per tute­lar­li? Dare una rispo­sta uni­vo­ca non è sem­pli­ce. Per comin­cia­re, è neces­sa­rio fare una distin­zio­ne tra il livel­lo poli­ti­co e quel­lo pra­ti­co. Non sem­pre le dichia­ra­zio­ni d’intenti si tra­du­co­no in stru­men­ti con­cre­ti. Quando poi ven­go­no effet­ti­va­men­te pre­si dei prov­ve­di­men­ti, spes­so inter­ven­go­no fat­to­ri ester­ni che ne ral­len­ta­no, sospen­do­no o addi­rit­tu­ra inter­rom­po­no l’attuazione.

Uno dei tan­ti cam­pi dove le misu­re a soste­gno dei più gio­va­ni si sono scon­tra­te con degli inte­res­si di par­te più for­ti è quel­la del­le pro­fes­sio­ni. L’Italia è un Paese in cui per tra­di­zio­ne le cor­po­ra­zio­ni e gli ordi­ni pro­fes­sio­na­li pre­sie­do­no alla tute­la degli appar­te­nen­ti alle rispet­ti­ve cate­go­rie, disci­pli­nan­do (tra le altre cose) le con­di­zio­ni di acces­so.

parrucche avvocatoUn caso su tut­ti, for­se il più ecla­tan­te: gli avvo­ca­ti. Nel 2006 l’allora mini­stro del­lo Sviluppo eco­no­mi­co Bersani varò un pac­chet­to di misu­re fina­liz­za­to alla libe­ra­liz­za­zio­ne del­le pre­sta­zio­ni pro­fes­sio­na­li. In altre paro­le, il cosid­det­to “decre­to Bersani” aprì al libe­ro mer­ca­to, per­met­ten­do agli stu­di lega­li di appli­ca­re le tarif­fe che rite­ne­va­no più oppor­tu­ne. Fu una deci­sio­ne mol­to discus­sa quan­to ai prin­ci­pi ispi­ra­to­ri e agli esi­ti. A giu­di­zio di alcu­ni la libe­ra­liz­za­zio­ne avreb­be soste­nu­to i gio­va­ni pro­fes­sio­ni­sti, con­sen­ten­do loro di entra­re sul mer­ca­to più age­vol­men­te, appli­can­do tarif­fe più con­ve­nien­ti e atti­ran­do così un nume­ro mag­gio­re di clien­ti. Secondo altri inve­ce la cor­sa al ribas­so avreb­be cau­sa­to un impo­ve­ri­men­to gene­ra­le del­la cate­go­ria, dan­neg­gian­do sia gli avvo­ca­ti di vec­chio cor­so, sia soprat­tut­to i nuo­vi avvo­ca­ti, costret­ti a pra­ti­ca­re tarif­fe da fame per poter rac­co­glie­re clien­ti.

È dif­fi­ci­le dire dove si tro­vi la veri­tà. Piuttosto è pro­ba­bi­le che la libe­ra­liz­za­zio­ne del­le tarif­fe abbia pro­dot­to entram­bi gli effet­ti: una più dif­fu­sa faci­li­tà d’ingresso sul mer­ca­to, soprat­tut­to per “le matri­co­le”; ma anche un incen­ti­vo alla com­pe­ti­ti­vi­tà, finen­do per disin­cen­ti­va­re i meno volen­te­ro­si (o meno bril­lan­ti) a intra­pren­de­re una car­rie­ra soli­ta­ria, alme­no per i pri­mis­si­mi anni.

Quali sia­no sta­ti gli effet­ti sul­la cate­go­ria degli avvo­ca­ti, posi­ti­vi o nega­ti­vi, il ciclo vita­le del decre­to Bersani sem­bra vici­no alla con­clu­sio­ne. Il Ministro del­la giu­sti­zia Alfano ha pron­to un nuo­vo pac­chet­to di rifor­me che, tra le altre cose, riuf­fi­cia­liz­ze­rà le tarif­fe mini­me degli stu­di pro­fes­sio­na­li. In real­tà la rifor­ma dovreb­be anda­re ben oltre. È pre­vi­sto infat­ti – per­ché, è bene pre­ci­sar­lo, così ha chie­sto insi­sten­te­men­te l’ordine degli avvo­ca­ti – un serio giro di vite sul­le moda­li­tà d’iscrizione all’albo e sul­le incom­ben­ze a cari­co degli iscrit­ti, che aumen­ta­no in nume­ro e one­ro­si­tà, soprat­tut­to al fine di ridur­re il nume­ro di iscrit­ti per anno e por­re un fre­no al con­se­guen­te impo­ve­ri­men­to del­la cate­go­ria.

Ostruire la pra­ti­ca­bi­li­tà di una pro­fes­sio­ne per difen­de­re gli inte­res­si eco­no­mi­ci degli “inter­ni” – pro­ble­ma peral­tro mol­to dif­fu­so, si pen­si al caso dei tas­si­sti – è l’esempio più evi­den­te di come spes­so le affer­ma­zio­ni di prin­ci­pio a favo­re dei gio­va­ni ven­ga­no poi nega­te nel­la pra­ti­ca.

I commenti sono chiusi.