La febbre del social network

Gianluca Sgueo,

Colloquio lavoroIn tem­pi di social network(ing) è sem­pre più dif­fi­ci­le tene­re il pas­so. Spesso basta Facebook – tra tut­ti i net­work socia­li sicu­ra­men­te il più noto – per riem­pi­re le gior­na­te. Al pun­to che mol­te azien­de e pub­bli­che ammi­ni­stra­zio­ni ne vie­ta­no l’accesso ai pro­pri dipen­den­ti.

Ma, a voler esse­re par­ti­co­lar­men­te proat­ti­vi dal pun­to di vista del­la socia­li­tà mul­ti­me­dia­le, ci sono alme­no altri tre net­work che meri­ta­no atten­zio­ne. Il pri­mo è Twitter, un micro-blog sul qua­le posta­re pen­sie­ri e opi­nio­ni. Il secon­do è Asmallworld: un social net­work mol­to eli­ta­rio cui si acce­de sol­tan­to su invi­to. Il ter­zo si chia­ma Linkedin, ed è un net­work di pro­fes­sio­ni­sti per pro­fes­sio­ni­sti.

Un bell’arti­co­lo di Dario Di Vico pub­bli­ca­to di recen­te sul Corriere del­la Sera è dedi­ca­to pro­prio a quest’ultimo. A dif­fe­ren­za di Facebook (che valo­riz­za l’aspetto ludi­co e ricrea­ti­vo) e di TwitterAsmallworld (che inve­ce impon­go­no cri­te­ri mol­to rigi­di sul­la for­ma dei con­te­nu­ti, oppu­re limi­ta­no il nume­ro di uten­ti) Linkedin garan­ti­sce una discre­ta fles­si­bi­li­tà cir­ca i dati da inse­ri­re e impo­ne un solo – anche se impor­tan­te – vin­co­lo: lo sco­po è quel­lo di met­te­re in rela­zio­ne tra loro le pro­fes­sio­na­li­tà. Banditi dun­que video e foto, tran­ne quel­la del pro­fi­lo. Ampio spa­zio inve­ce alle espe­rien­ze pro­fes­sio­na­li, alle refe­ren­ze e, più in gene­ra­le, al cur­sus hono­rum di cia­scun iscrit­to.

Uomo computerL’idea sem­bra vin­cen­te. Ad oggi gli ita­lia­ni iscrit­ti a Linkedin sono già un milio­ne e il trend è in cre­sci­ta. Ma, oltre al dato nume­ri­co, c’è un aspet­to inte­res­san­te e ine­di­to: gli uten­ti, una vol­ta entra­ti in con­tat­to vir­tual­men­te, spes­so cer­ca­no di svi­lup­pa­re il rap­por­to al di fuo­ri del net­work, nel­la vita rea­le. Si trat­ta di un dato in con­tro­ten­den­za rispet­to agli altri social net­work. Questi infat­ti, seb­be­ne non sco­rag­gi­no gli uten­ti a instau­ra­re rela­zio­ni rea­li, nem­me­no fan­no regi­stra­re i nume­ri di Linkedin, che con­ta inve­ce su una serie con­si­sten­te di even­ti orga­niz­za­ti pro­prio con lo sco­po di cono­scer­si e di far frut­ta­re i con­tat­ti.

Quanto poi all’utilità del­lo stru­men­to, le opi­nio­ni diver­go­no. Per alcu­ni è uno stru­men­to indi­spen­sa­bi­le per cer­ca­re lavo­ro e spen­de­re la pro­pria pro­fes­sio­na­li­tà. Per altri può diven­ta­re uno stru­men­to uti­le per crea­re con­tat­ti, ma solo a pat­to di ave­re una posi­zio­ne già con­so­li­da­ta. Infine c’è chi lo ritie­ne un feno­me­no come Facebook e aiu­ta ben poco dal pun­to di vista pro­fes­sio­na­le.

Credo che in ogni caso sia uti­le pren­de­re atto di que­sto svi­lup­po del social net­wor­king, soprat­tut­to se appli­ca­to al mon­do del lavo­ro. Si trat­ta di capi­re se le azien­de rece­pi­ran­no que­sto cam­bia­men­to e deci­de­ran­no di affi­dar­vi­si, oppu­re se si cree­ran­no due mer­ca­ti paral­le­li: uno tra­di­zio­na­le, basa­to sui con­tat­ti rea­li, e l’altro vir­tua­le, svi­lup­pa­to gra­zie al sup­por­to di Linkedin.

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