150 candeline

Gianluca Sgueo,

CandelineQuando nel 1961 si chiu­se­ro a Torino le cele­bra­zio­ni per il cen­te­si­mo gene­tlia­co del­la Repubblica ita­lia­na, nel salu­ta­re “Italia 150” nes­su­no dei pre­sen­ti ave­va un’idea chia­ra di come sareb­be­ro sta­te le cele­bra­zio­ni cinquant’anni più tar­di. Oggi, a distan­za di pochi mesi dal­la data uffi­cia­le del­le cele­bra­zio­ni, sem­bre­reb­be che non sia cam­bia­to gran­ché.

Tanti sono i fat­to­ri desta­bi­liz­zan­ti. Ci sono anzi­tut­to le “beghe” del mon­do poli­ti­co, e in par­ti­co­la­re l’ostruzionismo del­la Lega lom­bar­da, ma anche le diver­se inter­pre­ta­zio­ni che le com­pa­gi­ni poli­ti­che di destra e sini­stra dan­no al signi­fi­ca­to del­le cele­bra­zio­ni: la pri­ma insi­ste sul coin­vol­gi­men­to del­le for­ze arma­te, la secon­da cal­deg­gia una visio­ne popo­la­re del­la festa, rivol­ta soprat­tut­to a stu­den­ti e lavo­ra­to­ri. C’è poi da fare i con­ti con lo scar­so inte­res­se dei gio­va­ni, che spes­so con­si­de­ra­no il Risorgimento ita­lia­no come un perio­do sto­ri­co noio­so (come dar loro tor­to?) e poco meri­te­vo­le di appro­fon­di­men­to. A tut­to ciò si aggiun­ge, da una par­te, la caren­za di fon­di, che costrin­ge la mac­chi­na orga­niz­za­ti­va a ridur­re le spe­se al mini­mo e, dall’altra par­te, la scol­la­tu­ra tra il cen­tro e la peri­fe­ria. Basti pen­sa­re al caso tori­ne­se. Il comi­ta­to orga­niz­za­to­re del­la cit­tà di Torino si è fat­to pro­mo­to­re di un ric­co pro­gram­ma di cele­bra­zio­ni, spes­so igno­ra­to dall’amministrazione cen­tra­le, cui spet­ta (o spet­te­reb­be) il com­pi­to di tene­re le fila del pro­gram­ma e cura­re i rap­por­ti con le ammi­ni­stra­zio­ni ter­ri­to­ria­li.

RisorgimentoInsomma, il qua­dro è piut­to­sto com­ples­so. Cosa c’è di con­cre­to sul tavo­lo? Il pro­gram­ma attual­men­te si com­po­ne di due filo­ni prin­ci­pa­li. Il pri­mo riguar­da le infra­strut­tu­re, il secon­do gli even­ti cul­tu­ra­li. Per entram­bi non man­ca­no i pro­ble­mi. Nel caso del­le infra­strut­tu­re, sono note le vicen­de che han­no por­ta­to all’arresto di Angelo Balducci, già coor­di­na­to­re dell’unità tec­ni­ca di mis­sio­ne per i 150 anni dell’unità d’Italia e, dopo, del Consiglio supe­rio­re dei lavo­ri pub­bli­ci, assie­me alla famo­sa “cric­ca”, tra cui Mauro del­la Giovampaola, il suc­ces­so­re di Balducci nel­la gestio­ne dell’unità tec­ni­ca. Lo scan­da­lo ha pro­dot­to un pic­co­lo ter­re­mo­to all’interno dell’unità, por­tan­do a un rias­se­sta­men­to del­la pian­ta orga­ni­ca di que­sta e, soprat­tut­to, al com­mis­sa­ria­men­to dei lavo­ri di alcu­ne del­le ope­re infra­strut­tu­ra­li. A miglior for­tu­na sem­bra­no esse­re desti­na­ti i “I luo­ghi del­la memo­ria”, un pro­get­to pen­sa­to per recu­pe­ra­re e valo­riz­za­re i luo­ghi lega­ti alla sto­ria risor­gi­men­ta­le ita­lia­na. L’unico neo del pro­get­to è nei costi. Le loca­li­tà inte­res­sa­te sono tan­te, oltre 300. Il repe­ri­men­to dei fon­di neces­sa­ri non è faci­le. Alcuni finan­zia­men­ti sono sta­ti ero­ga­ti dal Ministero per i beni e le atti­vi­tà cul­tu­ra­li. Altri se ne ren­de­ran­no neces­sa­ri per por­ta­re a com­pi­men­to il pia­no.

La par­te cul­tu­ra­le del pro­gram­ma sof­fre di malan­ni simi­li. Il pri­mo e più impor­tan­te con­si­ste, appun­to, nell’assenza di fon­di. Fortuna vuo­le che, trat­tan­do­si di un pro­gram­ma “aper­to”, mol­te ini­zia­ti­ve ven­go­no pro­po­ste a livel­lo loca­le e sono auto-finan­zia­te. In tal caso la pre­si­den­za del Consiglio si limi­ta a patro­ci­na­re l’evento con il logo uffi­cia­le del­le cele­bra­zio­ni, sen­za costi aggiun­ti­vi. Problemi mag­gio­ri pro­ven­go­no dall’allestimento del­le cd. “Grandi mostre”. Una di que­ste riguar­de­rà la sto­ria del­le Regioni. Un’altra è dedi­ca­ta alla mac­chi­na del­lo Stato, ovve­ro alla pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne e gli uomi­ni che l’hanno com­po­sta. I pro­get­ti ci sono, le com­pe­ten­ze da uti­liz­za­re pure. Il rischio è però quel­lo di un flop in ter­mi­ni di visi­ta­to­ri. C’è da chie­der­si se baste­ran­no le sco­la­re­sche per far nume­ro. Infine, tut­to tace sul fron­te con­ve­gni. Non è chia­ro chi li orga­niz­ze­rà, chi dovrà inter­ve­ni­re e qua­li saran­no i fon­di a dispo­si­zio­ne.

Se que­sto è il qua­dro che abbia­mo di fron­te, ver­reb­be da chie­der­si se sia real­men­te il caso di cele­bra­re l’anniversario o, piut­to­sto, se non sia pre­fe­ri­bi­le lasciar cor­re­re e spe­ra­re che l’evento abbia il minor impat­to media­ti­co pos­si­bi­le. La ten­ta­zio­ne di muo­ver­si nel­la secon­da dire­zio­ne è, a trat­ti, for­te. Ma non sareb­be giu­sto per i più gio­va­ni, che resta­no il pri­mo inter­lo­cu­to­re dei festeg­gia­men­ti, e poi per tut­ti gli ita­lia­ni che meri­ta­no una festa che ne for­ti­fi­chi il sen­so di appar­te­nen­za. L’augurio è allo­ra che la pas­sio­ne (ce n’è tan­ta) pre­val­ga sugli inte­res­si indi­vi­dua­li. Non saran­no for­se i festeg­gia­men­ti lus­suo­si cui si era pen­sa­to in prin­ci­pio. Ma resta­no sem­pre un’occasione di recu­pe­ro del­la memo­ria sto­ri­ca del Paese, che in un popo­lo non dovreb­be mai venir meno.

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