Valore “D”

Alessandro Zanardi,

DonneÈ sta­to appu­ra­to di recen­te, con­tro il luo­go comu­ne, che nel nostro Paese gli sti­pen­di di uomi­ni e don­ne sono simi­li a pari­tà di qua­li­fi­ca (la dif­fe­ren­za media non supe­ra il 2%). Questo dato potreb­be in teo­ria ras­se­re­na­re anche le più deter­mi­na­te fem­mi­ni­ste, se non fos­se in real­tà del tut­to fuor­vian­te. Bisogna infat­ti ricor­da­re che nel­le posi­zio­ni diri­gen­zia­li a livel­lo nazio­na­le la pre­sen­za del­le don­ne è limi­ta­ta al 13%. Questa per­cen­tua­le già mise­ra scen­de fino a un tra­gi­co 6% di quo­te rosa nei con­si­gli d’amministrazione. Il pro­ble­ma quin­di non è quan­to ven­ga­no paga­te le don­ne ma a qua­li posi­zio­ni abbia­no acces­so. A dif­fe­ren­za di altri Paesi, come per esem­pio la Gran Bretagna, dove il diva­rio retri­bu­ti­vo in base al ses­so è assai mag­gio­re (cir­ca 20% in media a favo­re degli uomi­ni), ma le posi­zio­ni di pote­re sono più equa­men­te ripar­ti­te.

In Norvegia poi la que­stio­ne è sta­ta affron­ta­ta in modo mol­to riso­lu­to: dal 2006 è entra­ta in vigo­re una leg­ge che impo­ne alle azien­de di ave­re alme­no il 40% di mem­bri fem­mi­ni­li nei con­si­gli d’amministrazione. Sono sta­ti con­ces­si due anni per imple­men­ta­re il rin­no­va­men­to e, oltre quel­la data (gen­na­io 2008), chi non è in rego­la chiu­de i bat­ten­ti.

In Italia sia­mo dun­que mol­to indie­tro, tut­ta­via qual­che debo­le segna­le c’è. Da giu­gno 2009 è par­ti­to “Valore D”: un pro­get­to gui­da­to da 14 gran­di azien­de (tra cui Fiat e Microsoft), che pun­ta a far sali­re la per­cen­tua­le di don­ne nei con­si­gli d’amministrazione al 21%. L’iniziativa lode­vo­le non nasce per spi­ri­to uma­ni­ta­rio, ma in segui­to alla con­sta­ta­zio­ne che un mix di gene­re nei ruo­li deci­sio­na­li può aumen­ta­re le entra­te eco­no­mi­che dell’azienda fino al 20%. Magari l’autunno dif­fi­ci­le che abbia­mo davan­ti potreb­be esse­re un’occasione pre­zio­sa per muo­ve­re qual­che altro pas­so in que­sta dire­zio­ne.

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